Pensieri in Libertà di un Ottuagenario

di Nino Chiocchio

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#31 - 16/03/2021

Sono Italiano?
(I pagliacci di Leoncavallo, corna a parte)

Fui e sono cittadino a tutti gli effetti, lo fui ed ora non lo sono più, eccetto che per la residenza, per il rispetto dei doveri (questo occupa il primo posto nel mio bagaglio educativo), per il pagamento regolare delle tasse e tutto il resto. In Italia, che è beffeggiata dagli Arabi e dai Congolesi, esistono giornali che talora dileggiano le “repubblichette” dell’America centrale per la loro instabilità politica; ma perché non passano il lucido sulle croste dello Stivale? Quinto Potere che non ha potere. Veramente il Potere ha perso il suo significato letterale. Ormai il contagio della politica estera-economica-sindacale ha dato i suoi frutti creando il caos in regimi che ancora si fanno passare per democratici e che definirei “democratici italiani”. La democrazia è il più bel regime se si amministra la cosa pubblica nel modo più corretto, più serio, più organizzato e garantito da uno scheletro solido: una burocrazia articolata, diligente e solerte nell’esecuzione di poche e chiare leggi di cui possa cogliere lo spirito. Quando, come è successo nella nostra Penisola, il legislatore centrale non va d’accordo con quello periferico, è lecito domandarsi: perché viene ignorata la Costituzione, che dovrebbe essere la legge delle leggi? Perché una burocrazia, troppo spesso impreparata e svogliata (composta da troppi raccomandati con le spalle coperte), farraginosa deve supplire il Legislatore, come sta facendo molte volte il Giudiziario?
Non è una lezione che oltre tutto non sono in grado di dare, ma è uno sfogo “sereno” che mi detta il buon senso di semplice cittadino a cui sono stati intaccati diritti. E mi pare che non sia il solo: sono stati violati, quei diritti, pur essendo essi sanciti solennemente. Si dirà: e dàjje! Sì, la Costituzione esiste e va rispettata, altrimenti continueremo a pagare le tasse, ma nel contempo a vergognarci di essere italiani!
Non si prendano scuse: è stato detto che essa è vecchia, ma chi lo diceva sapeva di non volerla cambiare. Il motivo, a mio parere, è che nella nuova dovrebbe restare inalterata la sanzione relativa ai diritti fondamentali, mentre potrebbe essere suscettibile di pericolosi ritocchi, o addittura alla rimozione, dei privilegi. Per giustificare questo sfogo riassumo brevemente quel che mi è successo in questi anni.
Quando entrai nella pubblica amministrazione prestai giuramento di fedeltà allo Stato. Dopo meno di dieci anni intromissioni varie incominciarono a inceppare il funzionamento dell’Esecutivo. Ma… inceppò pure la mia carriera allorché ingenuamente ma coraggiosamente rispettai quel giuramento. Fortunatamente per me nell’85 fu emanata una legge che permetteva il collocamento a riposo dei dipendenti statali che, pur non avendo l’anzianità richiesta per il pensionamento (allora 35 anni), offriva la possibilità ai richiedenti di essere pensionati prima a condizione che la pensione fosse accettata dagli stessi con il taglio di una somma (di cui non ricordo l’importo) per ogni anno mancante al raggiungimento del massimo: inoltrai subito la domanda per beneficiarne, pur sapendo che dopo più di un mese, se fossi rimasto, avrei percepito uno stipendio maggiorato per uno “scatto”. L’”inceppo” già era avvenuto.
Prima del 2011 pagavo l’abbonamento per il possesso e l’uso di due apparecchi televisivi; dopo quella data ne possedevo uno soltanto e, malgrado avessi fatto presente tutto questo a chi di competenza, fui costretto a pagarne due per vari anni, durante i quali (e qui apro una parentesi), ironia della sorte, tornando dall’ufficio, mentre salivo le scale del mio palazzo m’imbattei in alcuni finanzieri che bussavano alla porta di un inquilino evasore fiscale. Finalmente si aprì uno spiraglio e comparve il naso della moglie dell’inquilino, la quale chiese a quei poveracci se avessero il mandato di perquisizione. Alla risposta negativa la faccia scomparve con lo spiraglio. Dicevo che pagai indebitamente per alcuni anni fra raccomandate, telefonate e bollette che si ammucchiavano nella cassetta postale: ora, pur avendo manifestato chiaramente la volontà per lettera, o perché non avevo usato il modulo predisposto o perché non avevo crociato il quadratino giusto ora perché era stato cambiato modulo per il pagamento di poche …diecine di euro mensili. Alla fine feci scrivere da un’amica due righe su un foglio intestato al suo studio legale. Poco tempo trascorse e l’interlocutore, divenuto solerte e attento, decise di risolvere la pratica (ma la bolletta continuava a perseguitarmi), pur chiedendo il compimento, da parte mia, di alcuni adempimenti. A questo punto intervenne una legge renziana sulla “semplificazione”: adesso, come ogni(?) utente, devo scrivere a quell’esattore per ricordargli che nel 2011 dismisi il maledetto apparecchio!
Quando fu emanata la legge sul domicilio sanitario provvisorio chiesi di beneficiarne avendone diritto e perché avevo continuo bisogno di assistenza, ma dopo un indecoroso palleggiamento fra due ASL di diverse regioni, rinunciai al beneficio e decisi di pagare specialisti e farmaci (i farmaci fino a quando, almeno, fu inventata la ricetta elettronica.
In questi giorni hanno cominciato pure qui a somministrare una specie di vaccino contro la peste e pure io, cittadino domiciliato ma non residente nel paese natio, ho sentito il dovere di farmi includere nell’elenco dei vaccinandi, ma mi è stato risposto che non ho il domicilio sanitario che a suo tempo le difficoltà frapposte dai vari uffici “competenti” mi avevano negato (è proprio così); allora chiesi come dovevo comportarmi intenzionato a seguire i consigli che mi venivano dati nella speranza che fosse la volta buona. Ricominciarono i balletti delle ASL, ma poiché pure questa volta fui deluso dai protagonisti sulla scena, persi la pazienza e mi convinsi che in Italia non sono graditi i cittadini che pagano le tasse ma quelli che evadono e che sono arroganti e prepotenti pure con i finanzieri.
Questo è quel che ricordo degli ultimi tempi: ne avevo abbastanza e inghiottii una pillola qualsiasi mandandola giù con un sorso d’acqua zuccherata per rinfrescare il vaccino antinfluenzale dell’anno scorso da me ritenuto più efficace di quel vaccino anti-peste il quale ha suscitato qualche perplessità. Posi termine alla sceneggiata, mi affacciai alla porta e gridai: “Rido, pagliacci!”.

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