Pensieri in Libertà di un Ottuagenario

di Nino Chiocchio

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#30 - 09/03/2021

La caverna e la dentiera
(Cocullo a denti stretti)

Buffoni! Quando ci si invecchia i denti sani non sono più 32. Fra quelli che sono caduti alla veneranda Costituzione italiana dobbiamo notare anche la caverna dove stava il trentaduesimo; gli altri denti staranno attaccati al ponte, ma ora a me interessa il “ricovery” del trentaduesimo: me ne sono accertato in occasione dei vaccini anti-corona. Mi doleva forte, quel maledetto dente, che corrisponde all’art.32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
OMISSIS
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti nel rispetto della persona umana”.
Questo testo (ho omesso il secondo comma perché ora non interessa) non l’ho scritto io.
Sì, mi doleva, e, in un impulso di nervi, mi sferrai un pugno in faccia e quel maledetto cadde. Nessun dentista lo seppe rimettere e nella caverna trovò ricovero la sanità burocratizzata da personaggi che scrivono frasi scontate per poi far imbrogliare le carte a chi fa altri mestieri. Voglio dire che in Italia la burocrazia, manipolata da persone che spesso creano perplessità agli operatori volenterosi e a quelli che hanno poca voglia di lavorare, vanifica lo spirito della Legge, a sua volta non sempre scritta in modo chiaro per cui dà adito a interpretazioni diverse. Si dirà: ma è compito tuo interessarti di certe cose? NO! Ma quando la cosa mi riguarda, SI. Perché adesso racconto quel che mi succede (e che succede pure ad altri).
Premetto che sono invalido, malato cronico e non autonomo (vale a dire un “ciocco”) e che la percezione di un modesto stipendio di dipendente statale e poi della pensione mi hanno permesso di costruire una casetta decorosa nel paesetto natio (per motivi di lavoro avevo stabilito la residenza anagrafica a Roma), dove tutti gli anni gli amici mi portano a trascorrere le stagioni calde. Quando fu emanata la legge sul domicilio sanitario provvisorio la chiesi poiché ovviamente ne avevo diritto. Purtroppo persi tempo per chiedere informazioni, dato che le USL (quella di residenza e quella di domicilio) si palleggiavano le competenze o la modulistica (ormai c’è un modulo da riempire pure per andare al bagno) e, finalmente imboccata la strada che doveva(?) essere giusta, rinunciai al beneficio perché stavo per ripartire. Con l’anno nuovo speravo di risolvere il problemINO: mi delusero nuove regole, rispetto a quelle dell’anno precedente, anche queste intricate per i disagi che comportavano. Comunque mi misi all’opera che avrebbe comportato il loro rispetto per il completo espletamento della pratica ma non ottenni l’assistenza prevista dai soloni. Ci riprovai l’anno seguente a quello ...successivo e, appena mi accorsi che il ritornello della presa in giro non era terminato troncai perché mi ero stufato di recitare la parte di Arneo, l’accattone omerico, per far rispettare un elementare diritto che mi spettava. E adesso… UDITE, UDITE! Adesso mi vengono a dire che non ho la domiciliazione provvisoria! Ma non basta. Adesso, dopo aver ripetuto il girotondo di allora, ho telefonato al mio medico di Roma, il quale mi ha detto che lì molti medici vaccinano i domiciliati non residenti non iscritti al servizio sanitario romano ma altri no: mi ha suggerito poi di tornare a Roma dove pare che ci sia un vaccino migliore. Insomma devo osservare che la burocrazia sta sopraffacendo pure il giuramento prestato dai medici a Ippocrate: il terzo comma del citato art.32 ha richiamato implicitamente il primo comma dello stesso articolo come a volerlo sottolineare: “La legge non può violare in nessun caso i limiti imposti dal rispetto alla persona umana”.
Andrà come andrà: il mio dottore romano mi fa riflettere; tuttavia avevo pensato di rinunciare anche questa volta: sono tornato a Cocullo nell’autunno scorso per paura degli assembramenti libertari romani e per la consueta sosta stagionale; ora dovrei rientrare? Grazie a chi lo merita, ma penso che resterò vicino al cimitero del mio paese. Vada come vada, Buffoni!

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