Pensieri in Libertà di un Ottuagenario

di Nino Chiocchio

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#20 - 28/12/2020

Sant' Mann'
(toponimi, iconografia e transumanza)

San Marco nacque a Trani (Puglia) e fu martirizzato presso Ceprano (Basso Lazio) una cinquantina di anni dopo. Il “Martirologio Romano” ricorda San Mago vescovo di Anagni. La sua famiglia non era agiata e lui, ancora adolescente, fu avviato alla pastorizia, un lavoro svolto nella serenità e nella contemplazione che presto trasformò Magno in pastore di anime.
L’impero romano aveva imposto la sua pace sorretta da un paganesimo che ormai si sentiva sopraffatto da una nuova religione, e non gli restava che infierire sui primi Cristiani. Il futuro martire fu costretto a fuggire dalla città natale, dove aveva fatto già proseliti: conosceva gli antichi tratturi e ne seguì la direttrice sulla Via Latina verso Roma anche perché in lui era più forte il desiderio di visitare la tomba del principe degli apostoli che il terrore dei persecutori.
La transumanza si cominciò a praticara ancora prima del dominio romano, ma non era organizzata; ebbe; fu organizzata in modo molto rudimentale dai Romani quando si accorsero che la transumanza poteva costituire una grossa entrata anche per lo Stato ed imposero ai proprietari delle pecore transumanti un tributo, il “vectigal”, cioè una imposta indiretta per quella specie di affitto del suolo (“calle”) su cui transitavano gli animali e che avevano evocato il “ver sacrum” anticipando i tratturi disegnando i tracciati delle future ”viae publicae” (strade consolari; ulteriore incremento vi fu alla caduta dell’impero romano in quanto tanti cristiani perseguitati, uscendo dai loro rifugi, riorganizzate le attività consuete, ripopolarono in libertà i tratturi e sostituirono le edicole pagane con quelle cristiane fra cui più tardi prevalsero le chiese della Madonna delle Grazie, che divenne poi la Madonna dei pastori.

San Magno sugli antichi tratturi fu più tranquillo: gli facevano compagnia come dei cari conoscenti: lì solo i persecutori non lo avrebbero riconosciuto; e poi veniva da così lontano… Infatti gli andò bene, ma soltanto durante la breve permanenza nel “Centro del Cristianesimo”. Infatti sulla via del ritorno, fermatosi a diffondere la parola di Dio in una vasta area che comprendeva anche le attuali regioni vicine, i legionari pagani lo scovarono in una grotta mentre catechizzava i suoi seguaci accovacciati intorno a lui. Questi riuscirono a fuggire, ma lui si fece prende (una versione vuole che il Santo restasse volontariamente immobile a pregare per obbedire ad un disegno divino): invitato inutilmente ad abiurare, fu trascinato nella campagna di Ceprano e decapitato. Le reliquie nel IX secolo furono traslate nella non lontana Veroli; ma esse non ebbero pace per la profanazione, avvenuta nello stesso secolo, di cui furono autori i Saraceni, i quali prima le dispersero e poi, avuto sentore che gli Anagnini avrebbero desiderato averle, le raccolsero e le offrirono a prezzo d’oro. Così quelle andarono a finire nell’ attuale cripta della Cattedrale di Anagni, cripta nella quale l’altare in cui sono custoditi i suoi resti mortali si trova nel punto centrale.
La figura di San Mago sembra un po’ evanescente per alcune somiglianze con le vicende di altri santi, ma sono sconcertanti alcuni caratteri che la contraddistinguono: il primo martire-pastore, i patronati attribuitigli in centri molto lontani fra loro dal Piemonte alla Puglia, l’ubicazione centrale nella cripta della Cattedrale di Anagni, l’iconografia, Addirittura a Cittaducale (Rieti dal 1929, ma Aquila prima, cioè capoluogo della nostra provincia) il 19 agosto, giorno del martirio di San Magno, si celebrava la festa di questo Patrono proprio quando partivano i pastori del Terminillo per svernare nel Sud magari verso il tratturo magno (L’Aquila-Foggia). L’importanza dei toponimi è sottolineata, pure in questo caso, dal fatto che nel 1356 Don Giacomo Ricci aveva cura delle anime nella chiesa rurale di San Magno: una presumibile scorciatoia frequentata dai pellegrini che scendevano a Cocullo per la festa di San Domenico attraversava una località montana cocullese che nota come “San Magno” (dialettalmente detta “Sant’ Mann'”).

In definitiva mi sembra di poter concludere che San Magno trasformò e ingentilì il testimone, in chiave cristiana, lasciato da Ercole impersonando il primo martire-pastore, che proprio per lo svolgimento dell’attività pastorizia (potremmo dire anche pastorale!) anticipò l’”ora et labora” benedettino.

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