Pensieri in Libertà di un Ottuagenario

di Nino Chiocchio

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#11 - 03/11/2020
Autore: Nino Chiocchio

Toponomastica 2 - Ruggero

Oggi è tutto facile perché bisogna correre senza girare la testa di tanto in tanto (passato) né guardare dove si mettono i piedi (futuro). Insomma va considerato solo il presente ignorando che i verbi hanno diversi tempi. Non si deve guardare indietro, a costo di essere ignoranti: così si fertilizza il terreno per seminare i ceci. Naturalmente pure in certi uffici per la toponomastica urbana si sbrigano le pratiche con impressionante sollecitudine, con una solerzia che farebbe invidia ad altri polverosi e affannati carrozzoni della burocrazia. Per giustificare la solerzia superficiale, inutile o peggio “pelosa” (altrove) si inventano e si spiegano odonimi fantasiosi o, in un altro caso, si portano in ballo persone insignificanti. Eppure sarebbe molto consigliabile ricorrere a ricerche di carattere linguistico o storico.

Sempre, in epoche lontane, le lotte fra i vari sovrani hanno accentuato l’influenza papale e questo ha avuto serie ripercussioni sui grandi feudatari i quali, dovendo rispecchiare l’orientamento politico del sovrano di turno, fecero sì che pure il grosso feudo di Celano fosse caratterizzato da tinte filo-francesi (Normanni: Ugo, Ruggero II), poi filo-tedesche (Svevi: Enrico VI, Corradino) e di nuovo filo-francesi (Angioini: Carlo d’Angiò). Anche i decenni successivi alla calata di Enrico di Svevia furono turbati da una forte instabilità e dall’anarchia fino al 1220, anno in cui Federico II scese in Italia e fu incoronato. I trent’anni di regno di Federico, sebbene non del tutto sereni, furono tuttavia dominati dall’eccezionale personalità del re e imperatore, definito stupor mundi.

Ma torniamo alla nostra contea. Cocullo appartenne alla contea di Celano e nella dinastia dei Berardi-Ruggeri, anche e specialmente al tempo dei Normanni, il nome Ruggero ebbe una particolare importanza. Penso che sia maturato il tempo giusto perché quella Commissione stacchi i petali della margherita e suggerisca chi ha ispirato l’onomastica “Ruggero” e perché e quando; insomma a quale personaggio essa risale. Vedremo quali potrebbero essere i petali di quel fiore. Intanto teniamo a mente che la sfilza dei “Ruggero” ebbe inizio con la discendenza di Ugo di Provenza. Nella metà del 920 questo marchese di Provenza (che però svolgeva anche le funzioni del re) e conte di VIENNE scese con il figlio Lotario I, con un consanguineo del duca di Borgogna (questo duca fu poi cacciato dall’Italia) e con Azzo (Vedi nota 1, in fondo al testo) zio di Berardo il Francisco. Ugo fu incoronato re d’Italia nel 926. Vienne sarebbe stata dopo qualche secolo una specie di centro di raccolta dei crociati che si dirigevano verso la Palestina. Infatti il grosso dei cavalieri francesi che andavano in Terrasanta s’imbarcava sul Rodano, che attraversa Lione e poco dopo Vienne, la quale era stata capitale della Provenza, capitale poi spostata proprio da Ugo da Vienne ad Arles, dove sfocia il Rodano. Il primo “spitale” degli Antoniani sarebbe stato eretto a Vienne (più tardi lo ebbe pure Cocullo), su un terreno fertilizzato dal fervore dei primi crociati incitati dai francesi Ruggero e Roberto il Guiscardo al grido di “Deus lo vult”. Nel 936 il conte di Celano respinse i Saraceni in una stretta gola montuosa della contea e successivamente partecipò ad una Crociata almeno un conte di Celano, nostro feudatario; ma questo fino a quando la dinastia fu costretta ad orientarsi politicamente per la Francia, cioè fino al XIII secolo: ricordiamo che ancora alla fine del 1200 era passato da queste parti un altro sovrano francese (angioino) quando andò a prelevare il monaco Pietro del Morrone all’Abbazia di Santo Spirito (Sulmona) per elevarlo al trono di Pietro con il nome di Celestino V. Nel 1298 un Cocullese, Giovanni, fu eletto, per due mandati consecutivi, alla carica che aveva ricoperto il Santo Papa. Giovanni, secondo una mia personalissima intuizione, fece qui erigere la chiesa della Madonna delle Grazie servendosi anche di maestranze e Templari francesi (angioini) (2). Almeno qualcuno di questi Templari era passato qui venendo da Vienne (o …insieme con Don Giovanni?) e trovò in un paese povero, che proprio per questo amava i poveri e i derelitti, l’ambiente ideale per promuovere la realizzazione dei propositi celestiniani, già concretizzatisi in Provenza, sul corso inferiore del Rodano: una realtà fiorita (e quindi non “copiata”, ma “ritornata”) nei pressi della Majella fra gente misera, timorata e allora ospitale, solidale, caritatevole. A quel Templare forse non era piaciuto lo spirito d’avventura di alcuni compagni che andavano a portar guerra in terre lontane; preferì restare nella terra in cui era stata predicata la pacifica carità e sviluppare la vocazione missionaria fra quella gente permeata di “celestinianesimo”. E allora vediamo su quale Ruggero si potrebbe focalizzare l’attenzione dei toponomasticanti e infine a chi attribuire l’odonimo e possibilmente la data dell’attribuzione (a meno che costui sia stato un Cocullese interessato alle memorie del suo paese).

Abbiamo visto che Ugo era stato il feudatario di Vienne, cioè della ex capitale della Provenza, di cui era conte. Dovremmo sapere anche che a Vienne fu eretto il primo “spitale” di Sant’Antonio e che lì si incrementò il culto poi importato a Cocullo dagli Antoniani. I seguaci di quel nobile (per discendenza o per intrecci matrimoniali) costellarono le loro dinastie di personaggi che si chiamavano Ruggero (3). Non credo di dover proseguire giacché penso che non si debba andare oltre per trovare il Ruggero che cerchiamo. L’attribuzione di un nome al toponimo presuppone uno studio. Sediamoci e ripassiamoci un breve sunto della storia cocullese nella contea di Celano: a Cocullo esiste la “Via Porta Ruggeri”: quale Ruggero doveva essere ricordato?

- RUGGERO II d’Altavilla, normanno, fu il più illuminato e potente re di Sicilia, poi Sicilia e Puglia (con un pezzetto d’Africa settentrionale) e infine pure di Calabria. Inoltre fu padre di quella Costanza la quale sposerà Enrico VI (uno svevo e una normanna). Ancora, quando il papa Urbano II nel 1096 aveva indetto la prima crociata lui, insieme con il fratello Roberto il Guiscardo, aveva raccolto uomini, ne avevano ornato l’abbigliamento con strisce crociate e li avevano incitati alla guerra (“Deus lo vult”). Quando l’imperatore di Germania, Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, sposò Costanza d’Altavilla, figlia del famoso Ruggero II, il Mezzogiorno della Penisola diventò svevo fino alla sfortunata spedizione dello sventurato Corradino, preso a tradimento da Carlo d’Angiò nel 1268 ai Piani Palentini (Scurcola Marsicana). Poco dopo si instaurò il dominio angioino e il feudo fu affidato ad un Ruggero, evidentemente angioino. Egli potrebbe essere stato uno svevo “ammansito” o “politicone”, della dinastia dei Berardi.

- RUGGERONE. Dopo la morte di Federico II, il quale aveva distrutto Celano per la politica filoangioina del conte Tommaso, la contea tornò a questo Ruggero, della famiglia Berardi. Forse da allora il feudo fu intitolato ai Berardi-Ruggeri.

- RUGGEROTTO, figlio dell’aragonese Lionello Acclozamora terzo marito di Icovella (ultima contessa dei Berardi-Ruggeri, in quanto erede del fratello Pietro nel 1422), forse consapevole del fatto che ormai gli Aragonesi stavano prendendo ufficialmente il controllo anche sulla contea della madre (perché parlare solo di questioni ereditarie, ecc., e non prendere in considerazione pure quest’ipotesi?), si ribellò a questa e, dopo l’assedio, la rinchiuse nel castello di Gagliano; dopo qualche decennio Ruggero fu ucciso a Pratola da un Alfonso Piccolomini. Nello stesso periodo (1463) Papa Pio II (Piccolomini) fece insediare nel feudo il nipote Antonio I Piccolomini (una ventina d’anni più tardi re Ferrante d’Aragona ratificò la nomina): la contea era passata ai Piccolomini e a questi restò fino al 1591: l’ultima contessa di Celano fu Costanza Piccolomini, per la quale fu restaurato il castello di Cocullo nel 1585.

A questo punto si potrebbe rispondere alla domanda relativa al “chi” e al “quando” dell’attribuzione: potrebbe essere stata Costanza di Celano per il nostalgico ricordo di un rampollo (Ruggerotto) che voleva tornare alle origini. La data dell’attribuzione risalirebbe quindi al 1585 perché la porta (Ruggeri) era incastonata nella cinta del castello restaurato appunto in quella data. Non penso che il senso religioso di Costanza Piccolomini, poi morta a Napoli in un convento di clausura, abbia dato importanza alle memorie dello “spitale” degli Antoniani.

Note
(1) Il quale però, sconfitti insieme al parente gli Ungari, dovette tornarsene perché inviso alla nobiltà italiana.
(2) Vedi le analogie con la monumentale basilica aquilana di Santa Maria di Collemaggio, gioiello architettonico celestino.
(3) Se attribuiamo alla parola il valore plurale verrebbe da pensare che i Ruggeri arricchirono il casato dei Berardi aggiungendovi il loro nome; ma io ritengo che quella finale in “i” indichi un genitivo latino, il quale generalmente traduce il complemento di specificazione: “di Ruggero”.

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