Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#90 - 01/08/2022

Dai venti di crisi alla bufera

Peggio di così, forse, non poteva finire. Capiamoci: votare è sempre il male minore. La cosa assurda è che per tentare di risolvere una crisi di governabilità che certamente ha nel sistema elettorale una delle sue profonde ragioni, si torni a votare (figurativamente) gettando a mare il poco di bene che, nonostante tutto, si era riusciti a mettere in piedi in questa XVIII legislatura, con quel “sistema” (noto come “rosatellum”) che già nel 2017, sul nascere, dimostrò quanto è complicato assicurare numeri di maggioranza possibili ed omogenee a Camera e Senato (questa volta ridotte l’osso, con 600 seggi in tutto: 400 alla Camera, 200 al Senato).
Sinceramente non so come se ne possa uscire. Per il momento hanno vinto “i populisti” di ogni provenienza, di centro, di sinistra e di destra. Quelli che qualcuno definisce sfascisti coloro che sono portatori di un atteggiamento politico proprio di chi persegue vantaggi immediati, senza preoccuparsi delle conseguenze delle decisioni per la collettività. Ora non è facile dare una spiegazione.
Si può comprendere la crisi del Movimento 5 Stelle, praticamente “in conflitto permanente” al proprio interno da quando è esploso con il 32% di consenso elettorale: la rottura dei rapporti del Movimento con Di Battista, il fallimento di Raggi a Roma, la problematicità dei rapporti con Giuseppe Conte (un neofita della politica assurto ad un ruolo inadeguato per lui, forse!), la questione del blocco dei due mandati, la traumatica scelta di Di Maio che, per autodifesa, ha preso tutto il prendibile ed è uscito, inventandosi quell’Insieme per il futuro che per il momento di “futuro” pare non abbia proprio nulla. Tuttavia, si può comprendere quella che i politologi raffinati definiscono come “implosione” del Movimento.
Si può anche comprendere Salvini che il 20 luglio, al senato, si è sentito dire da Draghi, senza troppi fronzoli, che il decreto concorrenza è un atto dovuto, per protocollo europeo, se vogliamo mantenerci i miliardi che il Pnrr ha già incominciato a far piovere in Italia. E che pertanto non era sopportabile né giustificato avere un atteggiamento a Palazzo Chigi, uno nelle aule parlamentari in contraddizione con le solidarizzazione con i taxisti e/o i “balneatori” che da sempre si sono opposti e si opporranno ad un decreto che l’Italia deve produrre da anni. (Ci è scivolato Prodi con Bersani allo sviluppo economico, ci si è dimesso Monti, oggi è toccato a lui! Maledetta concorrenza!). Anche qui c’è stato un momento di “redde rationem” all’interno della Lega, ma alla fine anche stavolta Salvini ha vinto. Ha vinto per far che cosa?
Visto che è riuscito a portarsi dietro alcuni di Forza Italia (altri dopo decenni di servizi al Cavaliere hanno detto “ciao”: Brunetta, Gelmini, Cangini e Carfagna) si può pensare, forse, che l’obiettivo vero è quello di risolvere, attraverso il voto, l’intestazione di leader del centro-destra che nessuno può regalargli; in altre parole una sorta di “showdown” con Meloni con la possibilità di non arrivare alla rottura totale dei rapporti.
Ma se è questo ancora più urgente è tentare di capire perché Berlusconi ha accondisceso. Forse perché, consapevole, oramai, dell’inconsistenza elettorale nella quale naviga, ha pensato di ritagliarsi un ruolo di garante di istanze “liberal-democratiche” pur rappresentando il duo Salvini-Meloni che “liberal-democratici” non è. Anzi!
Debbo essere sincero. Può essere una giustificazione. Tuttavia mi sembra rischiosa quanto mai e di difficile attuazione. E poi, dove spenderebbe questo ruolo Berlusconi? In Italia per Palazzo Chigi o a Bruxelles, nel tentativo di evitare che l’Italia sia chiamata a restituire (con i dovuti interessi) i miliardi del Pnrr per il mancato conseguimento degli obiettivi programmati?!
Non ci voglio nemmeno pensare. Una cosa è certa: dai venti di crisi è nata la bufera. Ed è Ferragosto!

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