Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#87 - 20/06/2022

Siamo tutti un po' più soli

Oggi, 16 giugno, mentre mi accingo a scrivere la mia quindicinale riflessione sulle “cose concrete” che accadono intorno a noi, a Lanciano si celebrano i funerali di un grande ed autorevole amico, che non c’è più: il prof. Emiliano Giancristofaro. Certamente un amico mio, ma anche di molti abruzzesi, specie tra noi di questa Valle del Sagittario: era cittadino onorario di Cocullo. Grazie al Sindaco Sandro Chiocchio che su queste stesse colonne non ha perso tempo per partecipare a nome di tutti, la costernazione, il dolore, il senso triste di questa grave perdita ed il vuoto che certamente da questo momento rendono ancor più profondo i sentimenti di solitudine che per ragioni diverse caratterizzano la vita che attraversiamo.
Il “post-Covid” (“post” per modo di dire, perché sta ancora qui, nonostante il permesso, se vogliamo, di togliere, non dappertutto, le mascherine. Ora siamo all’endemia che ci aspettavamo); la guerra in Ucraina, con tutti i problemi economici che ci trasferisce; una classe politica dirigente alla Regione che sembra non avere in giusta considerazione le quotidiane problematiche che riguardano direttamente noi oggi e domani i nostri figli (basta vedere i comportamenti equivoci, ma anche provocatori, di Marsilio, sull’attraversamento del gasdotto-Snam; ma anche le prospettive negative sul futuro del servizio sanitario locale, sia in riferimento alle funzioni dell’Ospedale S.S.Annunziata che alla medicina del territorio, quella che aspettiamo con supergiustificato interesse, specie dopo le disponibilità finanziare generate dal Pnrr e dal “dopo-pandemia”); la prospettiva del declassamento dell’Autostrada dei Parchi che è vero, sarà gratuita, senza pedaggi (probabilmente), ma proprio per questo passerà alla diretta gestione del Ministero delle infrastrutture con l’ammaloramento di piloni e viadotti che conosciamo e le “zero” prospettive sulla realizzazione degli interventi risanatori, anche questi attesi da anni; il dibattito sul problematico “raddoppio” del collegamento ferroviario Roma-Pescara nel quale sembra che “noi”, questo territorio, non entri… come se la questione non dovesse riguardarci, quando è vero esattamente il contrario. Senza dire delle Scuole (il 12 Settembre avrà inizio l’a.s. 2022-2023 e continueremo a raccontare la precarietà della scuola di questo territorio, come facciamo oramai da…una vita e ce ne vergogniamo!), le scuole, che sono, dovrebbero essere, al momento, la speranza per la progettazione dei futuro dei nostri ragazzi: vecchie, disaggregate, in qualche situazione anche pericolose e comunque bloccate a uno schema di “offerta formativa” che sembra ignorare l’Italia, l’Europa, il Mondo che sono già presenti. E voglio fermarmi qui.
Bene. In un quadro così difficile da gestire, comprendere e tentare di governare in una prospettiva di aggiustamento e di progresso, se n’è andato Emiliano Giancristofaro, un intellettuale raffinato, uno che, sebbene territorialmente lontano da noi, seguendo la sostanza dell’eredità culturale più ricca degli Abruzzesi ha sviluppato le intuizioni “sul solco del lavoro fatto dal suo maestro Alfonso M. Di Nola”, come giustamente ha già ricordato Sandro Chiocchio, “ha vissuto al fianco della comunità Cocullese l’evoluzione nel tempo della Festa di San Domenico Abate e del Rito dei serpari, studiandone le radici storiche e le caratteristiche antropologiche e divulgando, ovunque gli fosse possibile, i valori positivi e l’eccellenza del patrimonio immateriale che essa rappresenta”; perché non ricordare chiaramente che una delle ricchezze vere di cui disponiamo, è il patrimonio immateriale sul quale, anche grazie agli interventi finanziari dell’UE, è possibile, credibile un disegno di futuro capace di produrre beni materiali e ricchezza. E questo Emiliano lo sapeva bene, abituato, com’era, a valorizzare tutte le occasioni culturali che gli si presentavano davanti, immediatamente ricollegandosi con quanti del territorio (penso ai collegamenti continui con Franco Cercone, Ottaviano Giannangeli e alla sapiente divulgazione che è riuscito a produrre su questi contenuti) erano in grado di offrirgli spunti, documenti e riflessioni su fatti e personaggi degni di valore.
Ho avuto la fortuna di incrociarlo per lunghi periodi della mia vita (incrociare questi illustri cultori delle nostre ricchezze e di lavorarci insieme, ciascuno con una prospettiva ed un’ottica futura che guardava lontano). Ripeto; e non era un modo “paesano” o limitato e provinciale di guardare il domani dell’Abruzzo. Il “frentano” era l’area Peligna e questa era Sagittario, Subequano, Sangro. Perché il domani riguardava tutti e non poteva essere diversamente.
Oggi, mi auguro di sbagliarmi (mi piacerebbe tanto essere smentito), temo che questa “visione” si sia persa, sia a livello di esprit culturale che (tanto più) a livello politico.
Ecco perché la scomparsa di chi autorevolmente rappresentava l’Abruzzo di quei tempi ci fa sentire “tutti più soli”. Che Lui, da lassù ci aiuti e ci protegga.

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