Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#86 - 06/06/2022

E' il momento di aprire i cantieri pensando il futuro: sanità ed infrastrutture.

Oramai ci siamo Per la ristrutturazione del Servizio Sanitario Regionale sono arrivati 213Milioni: 59 per la Case di Comunità, 26 per gli Ospedali di Comunità, 4 per le centraline operative territoriali, 31 per le grandi attrezzature, 54 per gli adeguamenti antisismici, 38 per la digitalizzazione.
E’ questo il momento di “muoversi”; ora bisogna andare a bussare in Regione per capire come saranno utilizzate queste risorse, quanto è destinato alle “tre Valli” dell’area peligna e all’Ospedale di Sulmona che ne è il punto di riferimento naturale per diagnosi, cura e riabilitazione. (E comunque questa è l’occasione per capire anche come si coprirà la carenza d’organico sanitario che ci tormenta da anni, sia in termini di medicina di prossimità che di personal ospedaliero. E forse è il caso che i Sindaci si organizzino, si raccordino per chiedere di avere un tavolo di discussione unitario, con un documento che riassuma tutte le questioni di cui da tempo si parla e per le quali ci si lamenta, giustamente, ma inutilmente).

L’occasione è unica ed irripetibile e non possiamo rischiare di farci coinvolgere nel giochetto delle chiacchiere “dette” e “smentite”, nelle pantomime degli equivoci e dei fraintendimenti.
Ora si fanno le scelte sulle quali valgono chiarezza degli stanziamenti e tempi di realizzazione delle opere.

E non parlo di una prospettiva operativa che riguardi soltanto la sanità.
Identico ragionamento interessa il destino di A/24-A/25, l’autostrada dei Parchi, con un futuro, sembra, di nazionalizzazione. La “nostra autostrada”, quella sulla quale corre gran parte del futuro destino della ripresa economica, occupazionale e del reddito delle popolazioni di questa zona, ma anche il futuro dell’Abruzzo, nel suo insieme e di una buona fetta del Centro-Italia. (Qualche settimana fa ce lo ha ricordato Nicola Zingaretti dalle colonne de “Il Messaggero” esponendo un “progetto-mare” come volano per la ripresa di questa parte del territorio nazionale. E, in una visione prospettica concreta, il presidente della Regione Lazio ha legato il destino dell’autostrada a quello della velocizzazione del percorso ferroviario Pescara-Roma).

Quant’è “curiosa” la vita!
Parliamo, qui (e non da oggi) di tre questioni che ci angustiano. Per la criticità che esprimono, unitamente al riconoscimento della funzione fondamentale che hanno per la “ripresa” che attendiamo con ansia e per la quale ci battiamo. E ci accorgiamo di parlare di “tre ammalati”: un sistema sanitario territoriale inadeguato ed insufficiente che, nostro malgrado, ci porta spesso fuori regione per farci curare; la A/24-A/25 ammalorata nel tempo da mancati interventi di manutenzione e dalla vetustà di un percorso che meriterebbe di essere migliorato ma che per ragioni diverse è rimasto quello delle lontane origini e che conosciamo; un collegamento ferroviario Pescara-Roma lento, per ragioni orografiche, difficilmente velocizzabile, nonostante l’oramai riconosciuta assoluta necessità (con i relativi stanziamenti e con le assodate volontà politiche e disponibilità progettuali al necessario ammodernamento). E il dramma è che “i tre ammalati” non si stanno manifestando oggi. E’ da tempo che si dibattono le questioni che oggi si recriminano, (oggi) con la proverbiale “acqua alla gola” (quasi che il tempo stesse per scadere) e con il timore di dover rinunciare alle condivise volontà di miglioramento, con le rispettive disponibilità finanziarie tutte pronte. (No, non può e non deve accadere! E’ questo il momento del “fare” e far bene.). Aveva ragione Aldo Moro che ha sempre individuato nel “tempo” un fattore determinante per le scelte politiche. Finché non maturano le condizioni per assumere le decisioni migliori si rischia di commettere errori irreparabili, usava dire. Ora sarebbero “maturi” i tempi per passare alla fase operativa e realizzativa. Auguriamoci che sia così. Ma senza star fermi; ad aspettare che “le decisioni” arrivino senza l’impegno necessario per determinarle.
A questo proposito, prendiamo ad esempio l’iniziativa di Luciano D’Alfonso che, preoccupato per la difficoltà di comporre i consensi sul tracciato di raddoppio della linea ferroviaria a Sud dell’agglomerato Pescara-Chieti, si sta adoperando perché tracciati più condivisi ed alternativi a quelli già previsti si possano individuare da parte di cui ha l’onere della proposta di progetto (l’Italferr). Stesso impegno dovrà esser profuso per affrontare e risolvere le questioni che si porranno nel momento in cui si dovrà affrontare il raddoppio della tratta Sulmona-Avezzano (che non sarà facile, diciamocelo con franchezza).

Del resto la prospettiva di nazionalizzazione dell’autostrada non è pensabile che “ci” risolva i problemi per i quali si è arrivati al punto in cui siamo, nella querelle tra concessionario e utenza (questione pedaggi e rigenerazione dei piloni dei viadotti). Certo, con la revoca del regime di convenzione, teoricamente, per l’utenza i costi di percorrenza sono destinati all’abbattimento. Ma questo come risultato del declassamento dell’infrastruttura la quale non per questo motivo non avrà più bisogno di essere destinataria di manutenzione straordinaria e ordinaria.
Ed è bene che l’esito sia chiaro fin dal momento che si sceglie di ricondurre l’infrastruttura nelle mani del Ministero della quale, così come per la velocizzazione della comunicazione ferroviaria con Roma l’Italia intera ha bisogno.
La ZES è nata per questo. E la ZES è la prospettiva di ripresa di un progetto di futuro che finora non abbiamo e che cerchiamo e invochiamo da decenni. Giorni or sono con un’interessante intervista dalle colonne de “Il Messaggero”, inserto abruzzese, il commissario Miccio non soltanto ha chiarito le intriganti prospettive di futuro che si legano ai destini dei beni e delle persone coinvolte dal prezioso strumento ma addirittura ha lanciato una proposta singolare sulla quale le istituzioni delle Regioni Lazio e Abruzzo avrebbero il compito di approfondire, l’ipotesi di una “macroregione” che raccordi Roma e Pescara. Una lettura effettuale del “progetto-mare” (Tirreno/Adriatico) di cui aveva parlato Zingaretti.

Senza scoramenti, quindi, nonostante i lampi di guerra in atto in questa strana Europa, mettiamoci al lavoro. Ciascuno per il ruolo istituzionale cui è stato chiamato. (Hic Rhodus, hic salta. Vedremo)

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