Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#72 - 22/11/2021

Torniamo a parlare dei problemi che abbiamo: primo, la sanità.

Trascorsa la fase elettorale e quella successiva degli insediamenti delle nuove amministrazioni Comunali, riprendiamo una delle nostre consuete abitudini: un ipotetico colloquio a distanza con gli amministratori degli Enti locali su tematiche di interesse regionale che comunque ci coinvolgono tutti, come cittadini di questa regione, quindi come Abruzzesi amministrati dai Sindaci neo-eletti (o ri-eletti).
Sinceramente confesso l’imbarazzo di scegliere l’argomento dal quale ripartire, considerato che il momento che viviamo è caratterizzato dal Pnrr e dalla prospettiva di impiego dei fondi finalizzati al bisogno di ripresa e resilienza …imposto dal Covid (può non piacere, ma questo è).
Viabilità e comunicazioni (materiali e immateriali: strade, autostrada, ferrovia, fibra…)?
Occupazione? Istruzione e formazione? Sanità? ...
Le grosse questioni ci sarebbero tutte, in agenda. E non le dimenticheremo certamente.
Ma oggi ripartiamo dalla sanità.

Ripartiamo dalla sanità perché nei giorni scorsi si è riaccesa l’oramai antica querelle tra il capogruppo alla Regione del PD, Paolucci e l’assessore alla sanità Verì. Querelle, ad essere sinceri, più sulle prospettive future che non sulla situazione reale del SSR. (Paolucci, rilevando il buco di bilancio, che supererebbe i 100 milioni, intravede, come esito, un ritorno al commissariamento, con conseguente impedimento, o utilizzo, di spesa; Verì esclude quest’ipotesi, sostenendo che la Regione è in credito con lo Stato, molto vicina a quella cifra, per le spese-Covid e quindi, in prospettiva, non rischia né commissariamenti, né fallimenti di alcun genere). Evidentemente gli argomenti che direttamente riguardano i cittadini (per esempio quelli relativi alle carenze di organico che generano file agli sportelli delle ASL, per tutto, dalla prenotazione delle visite alla soddisfazione dei trattamenti attesi) derivano direttamente dai contenuti di questa polemica, ragione per cui non è irrilevante stabilire chi vincerà nella contesa (che comunque approderà in settimana in Consiglio regionale), quanto il modo per affrontare e risolvere il problema che resta sintetizzato nella constatazione effettiva e non virtuale delle “carenze del servizio sanitario abruzzese”.

Sta di fatto che allo stato questa nostra regione non ha un piano di rete ospedaliera, come pretende la normativa vigente.
La “sesta” bozza inviata al Ministero la scorsa estate è tornata al mittente con lo stesso esito negativo che ha bloccato le altre cinque, precedenti proposte. (Nel nostro “piccolissimo” lo avevamo paventato; basta andare a rileggere quello che scrivevamo il 2 agosto scorso). Tuttavia a prescindere dal fatto che noi non condividiamo affatto, specie alla luce del Covid, un’impostazione del servizio sanitario “ospedalicentrica”, è mai possibile che la maggioranza che sostiene Marsilio & C, non riuscendo a trovare un accordo utile per il ruolo dei quattro Ospedali provinciali, si ostini a pensare a soluzioni impossibili che, contro il Decreto-Lorenzin (che vige e non è stato mai cambiato), preveda funzioni di DEA di II° livello in modo polverizzato e diffuso, senza individuare nemmeno un polo di riferimento (con un modello di scelta di politica sanitaria che ricorda molto da vicino la cultura degli anni settanta del secolo scorso solita nella duplicazione di alcune scelte fondamentali, tanto per non scontentare alcuno!).

Ora, dal momento che gli Abruzzesi non possono certamente fare salti di gioia per i servizi sanitari che, a prescindere dal livelli, si vedono garantiti sul territorio (basta andare a vedere quale è l’incidenza della spesa annuale regionale per i trattamenti che siamo soliti ricercare fuori regione); che la Giunta Marsilio & C sostanzialmente riconosce di avere la necessità di spesa di fondi impediti dalla mancata approvazione del piano che ci fa essere paradossalmente omissivi, rispetto alle norme dell’ordinamento vigente che diamo la sensazione di contestare e contrastare, quando invece, forse non abbiamo né la volontà politica, né, forse, la capacità “competenzialmente esperta” per attuare quanto posto dal Decreto del 2015, forse è giunto il momento che i Sindaci nelle forme che si possono utilizzare, facciano capire all’assessore Verì e per essa alla maggioranza di questa Regione che così non può più essere e che con l’assistenza sanitaria personale (quindi, per sommatoria, collettiva) non si può e non si deve scherzare. Pena, per esempio, la possibilità anche di una class-action pubblica perché qualcuno dovrà pur risarcirci dei trattamenti attesi (ma sospesi) per inadeguata organizzazione del sistema, mancanza di personale, incapacità di gestione di eventi possibili ma non previsti… In una parola per le questioni sorte in questi due anni a seguito della pandemia che ha messo a nudo le incapacità del SSR di essere all’altezza delle attese di noi cittadini.
E che nessuno dica che la storia è vecchia. Perché sarebbe un aggravante e non una giustificazione.

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