Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#70 - 25/10/2021

Sulmona ha voltato pagina

Ora si può dire. Sulmona volta pagina. Al Comune torna “la politica”, come in qualche modo avevamo auspicato. La politica con la proverbiale “P” maiuscola, quella che non esclude confronti, anche aspri, ma sulle idee, sulle proposte (che possono divergere, prima di arrivare ad un punto di sintesi utile per tutti), non sugli “interessi” di gruppi o di individui. E, al di là delle forme, la vittoria di Gianfranco Di Piero su Andrea Gerosolimo è stata, qualitativamente e quantitativamente, significativa (anche rispetto al recente passato. Più di 7.500 voti (69,3%) contro i 3.300 circa (30,7%) su una percentuale di votati (51%) che è stata tra le più alte d’Italia; un segno di primato che deve essere sottolineato.
La Valle Peligna, nella sua interezza, aveva bisogno di questa iniezione ricostituente. Non soltanto Sulmona ne aveva bisogno. E la lista “Intesa per Sulmona” (nella quale si sono riconosciuti molti Sindaci del circondario e che manda a Palazzo San Francesco un proprio rappresentante) dà il senso dell’avvio di questa nuova stagione dell’amministrazione e della politica circondariale. Guido Angelilli, Sindaco di Pacentro, venerdì 15 u.s. nel comizio di chiusura della campagna elettorale di Di Piero, affiancandolo sul palco in piazza Garibaldi, nel chiedere un voto di consenso alla piazza, testualmente ha detto: ”Un Sindaco di cui ha bisogno Sulmona, ma di cui ha bisogno tutto il territorio per aprire una stagione nuova”.
Lasciatemelo dire: da decenni chi ha fatto politica con passione gratuita in questa nostra realtà ha lavorato per l’unità del territorio; tuttavia mai nessuno aveva pensato che si potesse arrivare non soltanto a fare una lista di appoggio ad un candidato Sindaco in una comunità diversa da quella di ordinaria residenza, ma addirittura di chiedere esplicitamente un voto per un collega significativamente finalizzato ad “aprire una stagione nuova”. Non è retorica. E’ cronaca.
Ed è stata questa la valenza qualitativa dell’affermazione di Gianfranco Di Piero che, se tutto andrà bene, forse potrà legittimamente dire di aver “fatto la storia” di Sulmona e dell’intero circondario (quindici giorni fa mi sono soffermato sul tema dei rapporti tra “storia” e “campagna elettorale”).
E il momento sembra propizio.

Anche per effetto della dannata pandemia che praticamente da due anni ci ha isolati, rinchiusi e bloccati, ma soprattutto per una serie di concause che sono sotto gli occhi di tutti, il comprensorio (dal Sagittario agli Altipiani, dal Subequano all’alta Val Pescara) attraversa una crisi di decadenza (abbandono e povertà) che soltanto una sterzata politicamente significativa può fermare, nel tentativo di generare una ripresa che o coinvolge tutti (Sulmona capoluogo e gli altri paesi del circondario) o non sarà, perché non riguarda soltanto i fattori di produzione, ma anche i servizi ed i servizi, per funzionare necessitano di ripopolamento. E se non c’è ragione per tornare a vivere nei nostri borghi non si comprende come i servizi di cui necessitiamo debbano essere efficaci ed efficienti (pensate alle scuole, alla pluralità dei servizi sanitari ed assistenziali, ai trasporti, agli alberghi e ai ristoranti a tutto quanto fa ricchezza in un territorio come il nostro che potenzialmente avrebbe tante possibilità ma che sostanzialmente è appesantito anche dall’irrilevanza demografica che da qualche decennio condiziona le scelte di governo del territorio).
Sono passati i tempi nei quali usavamo dire “piccolo è bello”. Oggi, nel modello di vita al quale dobbiamo fare riferimento (può non piacere, ma tant’è!) piccolo è diventato sinonimo di irrilevante, non incidente, non significativo. Mettere insieme le risorse significa farle valere di più. Contare di più.

Ecco perché la riproposizione del civismo non poteva avere il respiro necessario per guardare lontano. Poteva certamente interessare ai pochi, ai singoli protagonisti della proposta. Non a tutti.

Ecco perché la riappropriazione della politica (quella fondata sui partiti, antichi o più recenti, ma riconoscibili ed individuati come storia e presenza nelle Istituzioni del Paese) ha voluto dare il necessario segno di attenzione nei confronti di questa zona d’Italia, dimostrando di aver compreso l’importanza della posta in gioco; e sono venuti uomini di Governo che da tempo non vedevamo in questa città, in prima persona, durante la campagna elettorale, (altro che “sfilata”) per mettere in agenda le questioni che interessano tutti, in un’area territoriale mediamente vasta, ma nodale, nell’Abruzzo interno, in un momento nel quale sono obbligatori investimenti con significative risorse comuni (oltreché “comunitarie”), scelte capaci di segnare una prospettiva di ripresa generale e complessiva, per “noi” e per tutto il Paese.

Avremo modo, nelle settimane prossime, di ragionare pubblicamente su una serie di argomenti sui quali Sulmona (e la Vallata che ora sembra ritrovarsi) dovrà porre la sua attenzione: primo, per risolvere problemi, anche recenti, ereditati ma appesantiti da anni di abbandono; quindi per impostare la logica di un futuro che si dice di voler costruire. Pensiamo al sistema dello smaltimento dei rifiuti, alle comunicazioni, all’amministrazione della giustizia, all’istruzione e alla formazione, ai servizi sanitari, al ruolo che come territorio siamo chiamati a svolgere in questi anni di transizione delle fonti energetiche primarie, al sistema degli scambi di merci e di persone in questo quadrante del Centro-Italia, fondamentale nello scenario della ripresa complessiva del Paese.
E ci viene anche in mente ora, a caldo (come ha avuto modo di chiosare subito il segretario regionale del PD, Michele Fina) che dopo questa tornata elettorale amministrativa è bene che la Giunta Marsilio, alla Regione, analizzi con serenità i nuovi rapporti di forza che escono dalle urne, le quali danno un segno di redde rationem a chi pensava di poter continuare a parlare delle questioni senza far nulla, anzi, facendo finta di occuparsene senza indicare direzioni di marcia, soluzioni per i problemi all’ordine del giorno e non da oggi.
Non è soltanto Sulmona, a questo punto, che indica un chiaro segnale di stop e di conseguente cambiamento; un bisogno di esame di coscienza nasce anche da Francavilla, Vasto, Roseto e Lanciano (ove il centrodestra rivince, ma per 400 voti, circa!). Le cose non vanno come Marsilio & C. vorrebbero. Gli strumenti per invertire la rotta di marcia ci sarebbero. Il centrosinistra lo sa, è pronto. Ora bisogna “voltare pagina”. E noi, in questo territorio che ha dato il suo contributo al cambiamento, ci siamo.

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