Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#57 - 26/04/2021

Pazienza, piano piano ci vaccineremo tutti e la vita dovrebbe tornare meglio di prima.
Ora basta non fare troppi danni.

“La pandemia ha recato lutti e sofferenze. L'azione di contrasto ha imposto sacrifici pesanti alle persone e alla società nel suo insieme. Ma il senso di solidarietà diffuso tra gli italiani, l'impegno e la dedizione di chi ha combattuto la malattia in prima linea, i risultati della scienza ci fanno sentire oggi più vicini i traguardi che tutti speriamo di raggiungere”. Sono le parole che il Presidente Mattarella ha dedicato alla Gazzetta di Parma il giorno in cui il quotidiano ha lanciato una rinnovata veste grafica. “Non torneremo alle stesse condizioni di normalità di prima”, ha aggiunto. “L’angoscia e le gravi difficoltà si sono intrecciate con strumenti nuovi per non fermare la vita della nostra società e si sono concretizzate alcune nuove opportunità. Proprio per questo dobbiamo saper cogliere il cambiamento, che procede a velocità crescente”. Prendiamole come un auspicio, uno sprone. (Anche se, sinceramente, di fronte al alcuni fatti di questi ultimi giorni, non è che sia facile).
I tentativi di far nascere la Superlega (la chiamano la Lega calcio dei ricchi, invece non è stato altro che un maldestro tentativo di chi, di fronte alle difficoltà finanziarie del momento, ha tentato di trovare il modo di sbarazzarsene); la sguaiata difesa di Beppe Grillo a favore del figlio, indagato di stupro (ora non si sa nemmeno più se è garantista ovvero giustizialista; una volta andava a giorni alterni, ma qui è più grave quello che è accaduto, perché manifesta l’ansia tipica di chi perde la tramontana a causa di uno sfrenato senso dell’ egoismo); la gabbia preconcetta della propaganda che impedisce ad alcune forze politiche di ammettere che “il rischio calcolato” delle riaperture programmate di certe attività commerciali (con alcuni sbarramenti orari alle 18 o alle 22) non può essere “rischio suicida” ma è “rischio” e basta, e come tale può anche essere revisionato, se, come e quando ci saranno le condizioni. Invece no, il “coprifuoco” o lo facciamo alle 23 o il provvedimento non si vota! E poi, che differenza c’è tra le 22 e le 23!?...
Queste ed altre manifestazioni, individuali e collettive, denunciano l’inadeguatezza culturale e politica di un Paese che, in omaggio all’adagio del “chi fa per sé, fa per tre”, si rifiuta di riconoscere che il momento che viviamo o lo affrontiamo tutti insieme, solidaristicamente (come dice, appunto, il Presidente Mattarella) o ci travolgerà. Ci travolgerà, punto e basta. Perché ancora non è finito, sarà ancora lungo e le protezioni (temporanee ed improvvisate, parlo dei vaccini) necessariamente avranno bisogno di aggiustamenti, di tarature, di indagini, prima di diventare affidabili definitivamente. E comunque dovranno riguardare tutti. Tutti, non soltanto noi, sessanta milioni di italiani, ma tutti gli abitanti della terra!
Tuttavia (e chiudo) la notizia che mi sembra più sconcertante è leggere che l’inserimento dell’Abruzzo nella rete comunitaria Ten-T, attraverso il Corridoio Europeo trasversale intermodale Tirreno-Adriatico sull’asse Barcellona-Civitavecchia-Pescara-Ortona-Ploce nel Pnrr non c’è. Insomma la classe politica dirigente regionale (Marsilio & C, per capirci) la stanno facendo grossa. L’idea di proporre, come sembrerebbe sia avvenuto nella Conferenza Stato-Regioni, una trasversale Napoli-Vasto per collegare Tirreno ed Adriatico, in alternativa alle più ampiamente condivise Civitavecchia-Ortona, avrebbe sortito l’effetto di far accantonare l’idea sacrosanta del collegamento che sarebbe transnazionale, dalla Croazia alla Spagna e viceversa, uno strumento infrastrutturale che conferisce credibilità al progetto di trasformazione ad Alta Capacità della linea ferroviaria Roma-Pescara ed in prospettiva riempie di significativi contenuti l’area della Zes.
Quindi: calma, pazienza e concretismo. Mi auguro soltanto di aver letto male ovvero di non aver compreso. Comunque, l’adagio sulla furbizia (“chi fa per sé fa per tre”) non solo è inutile ma è pernicioso, dannoso.

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