Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

| #48 ◄ | Articolo #49 | ► #50 | Elenco (50) |
Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi via eMail Condividi via WhatsApp
#49 - 04/01/2021

Ora incominciamo a fare il gioco della torre

In attesa dell’autunno, quando, vaccinati, potremo tornare alla vita normale, vi propongo un gioco: cosa salvereste di questo terribile anno passato (il 2020) e portereste dietro, come ricordo da sviluppare, in questo neonato 2021?
Incomincio io, con grande sintesi:
1. La nuova idea di Unione Europea
2. La tecnologia applicata al lavoro (da casa) e alla formazione
3. La rafforzata fiducia tra classe politica dirigente e scienza.
Andiamo con ordine.
La nuova idea di Unione Europea. Lo dobbiamo, pur con quale contraddizione che ci deve far riflettere, a tre donne: Angela Merkel, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde che, difronte alle problematiche stravolgenti dell’inizio 2020 (l’uscita dall’UE della Gran Bretagna, il ruolo dei Paesi cosiddetti “frugali” e comunque a governo “populista” soprattutto Polonia e Ungheria, l’insorgere della pandemia) invece di farsi tentare dal rischio della chiusura hanno avuto la forza di optare (Lagarde) per la prospettiva solidaristica del sostegno finanziario al sistema bancario, appartenente all’idea fondativa dell’Unione, (von der Layen) per la trasformazione del Green New Deal (già pronto dal 2019) in un piano pluriennale di interventi di 1000 Miliardi di euro finalizzati alla resilienza e alla rinascita delle economie nazionali spendibili per sanità, occupazione e riforme strutturali degli apparati burocratici e gestionali degli Stati, (Merkel) attraverso la momentanea presidenza del Consiglio d’Europa, per il superamento di quel concetto lesivo e pericolosissimo di un rigorismo di bilancio che, nato da Maastricht, oggi non ha più senso e ha rischiato di strozzare le economie nazionali e la stessa U.E.
Sia chiaro, tuttavia, che gli scherzetti tipo quelli della trattativa separata per aggiudicarsi stock di vaccini, non ci piacciano e vanno censurati perché vanno in senso contrario rispetto a quello che stiamo dicendo, anzi, bene-dicendo!
Comunque, c’è voluto un po’ di tempo: cinquant’anni circa. C’è voluta la paura del COVID, ma forse da oggi posso dire di essere stato smentito. E sono contento di questo. Io, che all’inizio degli anni settanta scrivevo che sarebbe certamente nata l’Europa dei mercanti ma non quella dei “popoli”, oggi posso dire che avrei dovuto essere più ottimista e meno frettoloso. All’alba di questo 2021, orgogliosamente, noi europeisti nati, possiamo sbandierare che (forse) ci siamo. Incomincia ora un capitolo nuovo della nostra storia. L’augurio è che l’Italia, insieme agli altri Paesi dell’Unione, sia in grado di scriverlo, mantenendo ciascuno gli impegni presi, rispettando i tempi e i modi concordati per spendere le risorse finanziarie, far crescere la reciproca fiducia di affidabilità (ecco perché poco sopra dicevo che gli scherzetti sull’approvvigionamento dei vaccini non ci piacciono. Tra l’altro l’immunità di gregge o è o non è; e se si pensa che possa essere parziale non si è capito nulla. Non può riguardare, cioè, 80milioni di Tedeschi sì e gli altri europei no… Capito, Signor ministro della sanità tedesca?).
La tecnologia applicata al lavoro e alla formazione.
Il Web può non essere soltanto “fake news”. Può diventare’ opportunità di sviluppo e di miglioramento delle relazioni tra le persone e nel mondo del lavoro. E’ strumento che, se bene utilizzato, non va a surrogare o sostituire i rapporti umani, ma certamente a renderli più efficienti e produttivi.
La rete della comunicazione, sia chiaro, ha bisogno di essere migliorata e sviluppata, deve diventare di ordinaria utilizzazione, senza distinzione di luoghi e di livelli di alfabetizzazione.
Ma la prospettiva è positiva. Sia che diventi strumento per “lavoro da casa” (regolamentato, normato e controllato, s’intende), sia che serva ad arricchire (implementare, ampliare) la formazione come DDI (didattica digitale integrata: ma integrata, appunto, sfuggendo al rischio della sostituzione della formazione in presenza, che è l’anima stessa, l’ubi consistam dell’educazione e della formazione, sia che mandi in onda lavori cinematografici e teatrali prodotti, senza ricavi, almeno fino a quando il distanziamento fisico tra noi non ci consentirà di riaprire i luoghi di ordinaria fruizione di questo preziosissimo ed ineguagliabile lavoro culturale
La rafforzata fiducia tra classe politica dirigente e scienza.
A me piace, lo dico subito, sostituire il termine “scienza” con “competenze esperte”. Gli scienziati sono altra cosa, importantissima, per carità; hanno il compito di assicurare la ricerca, e dovere della classe politica dirigente di un Paese è, deve essere, quello di garantirne le condizioni economiche ed infrastrutturali. Infatti senza ricerca il Paese non ha futuro.
Ma in questo terribile anno 2020, l’Italia, soprattutto, (nonostante tutti gli inciampi) è riuscita a raddrizzare lo strano rapporto (finora fin qui registrato) tra classe politica dirigente e competenze esperte. C’è forse bisogno di lavorarci ancora. O meglio: c’è bisogno di liberarsi da alcuni pregiudizi o riserve mentali che ancora oggi attribuiscono l’appartenenza di chi è “esperto” ad uno schieramento politico o partitico. Ma obiettivamente bisogna dire che questo Paese, in questo anno, ha riscoperto il valore di chi, in un certo campo, ne sa più di un altro e ha il ruolo di guida e governo del Paese “chiede consiglio”, “lo ascolta”, “si fa guidare”. Ora dovremo liquidare, definitivamente la logica del “manuale Cencelli” nella costituzione di commissioni pletoriche e sostanzialmente inutili o addirittura dannose che, come è accaduto, a volte, invece di aiutare la classe politica dirigente, ne complicano la funzione.

Chiudo spiegando perché questo che propongo è “il gioco della torre”. Lo ricordate?
Chi butteresti giù? Era la domanda alla quale bisognava dare una risposta.
L’anno che è passato sulle prime, io stesso l’ho detto, meriterebbe tutto per intero, di essere “buttato giù” (specie se pensiamo all’Abruzzo e al nostro territorio. Ne riparleremo).
Ma forse bisognerà ripensarci un po’. Io, riflettendoci, ho incominciato a dire cosa salverei.
Mi piacerebbe aprire un confronto e un dibattito. E’ un modo di prepararci insieme un futuro migliore (di cui tutti abbiamo bisogno). Buon anno.

| #48 ◄ | Articolo #49 | ► #50 | Elenco (50) |
Condividi il blog: Parliamo di cose concrete!
Condividi su Facebook

Condividi su Twitter

Condividi via e-Mail

Condividi via WhatsApp