Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#38 - 27/07/2020
Autore: Andrea Iannamorelli

Dai! Ce la facciamo

Nel numero a stampa (atteso nelle edicole nei primi giorni di Agosto) di questa testata giornalistica, chi vorrà, potrà leggere un mio articolo che, scritto il 15 luglio scorso, scommetteva (con molto ardire, per la verità) sulla “grande opportunità” che ci vien data, per i prossimi anni. Era difficile anzi (forse) inimmaginabile pensare allora che l’auspicio degli europeisti incalliti sull’inversione di passo dell’UE, difronte alla pandemia che ci attanaglia, si sarebbe manifestato. Infatti a leggere le cronache di questi giorni si capisce che facile non è stato affatto e che gli esiti finali sono stati addirittura esaltanti.
Racconto questo non per stupida ed inutile autocitazione. Ma soltanto per ribadire che chi aspettava una sorta di palingenesi del modo di essere “Europa” ora può dirsi contento. Il COVID, tra i tanti disastri che sta generando in Italia, in Europa e nel Mondo, questo miracolo forse lo ha fatto: l’affermazione del principio che i problemi della gente terzo millennio si evolvono in positivo soltanto se si affrontano insieme e con grosso spirito solidaristico. Scusate se è poco. E’ esattamente il contrario del modo di essere fin qui appannaggio di una ristrettissima congrega di Capi di Stato che “vecchi” nella concezione che hanno della gestione del potere, finiranno con l’essere travolti da questa loro ostinazione di credersi “autosufficienti”. (Parlo di Capi di Stato di cui non faccio nomi, per evitarne gratuita propaganda, ma il discorso vale anche per piccolissimi leader politici, ovvero capetti sovranisti sparsi qui da noi e nel resto del mondo che hanno nel proprio destino la sventura di scomparire presto dalla nostra memoria).
L’Italia ha portato a casa, complessivamente, 209Miliardi. E pare che in Abruzzo di questi se ne potrebbero spendere un paio. 2Miliardi. Avete capito? Chi ha il coraggio di dire di ricordare investimenti così ingenti, per la nostra regione? Credo nessuno. Nemmeno quelli della mia generazione che di investimenti significativi con denaro pubblico qui, da noi, ne videro e non poco!
Ora il problema è la gestione di queste risorse. Non soltanto come fatto tecnico: idee, progetti, esecuzione di lavori. Il problema soprattutto sarà ricerca di una visione.
Non si tratta di mettere pezze qui e là. Questo è il momento di pensare davvero ai nostri nipoti (perché io appartengo all’età dei nonni), ma voi ora potete davvero pensare ai vostri figli. Infatti queste risorse debbono servire a farci recuperare tutto il tempo perduto in chiacchiere demagogiche su servizi e strumenti di sviluppo improbabili, mentre il mondo correva e ci ha lasciati indietro.
Saremo bravi, utilizzando questo momento, per recuperare il ritardo? Penso alla scuola, alle infrastrutture materiali ed immateriali, alle politiche vere capaci di tutelare l’ambiente, nell’ottica della produttività di beni comuni ed utili a tutti. Penso a servizi che creino opportunità di lavoro e non salari di assistenza.
Due miliardi da utilizzare per un domani diverso di questo Abruzzo sono il sogno finale per uno come me che per tutta la vita ha sperato di poter fare qualcosa che potesse avere un senso, per gli altri. Naturalmente.
Non sarà facile. Ma sono certo che ora ci sono le condizioni per “farcela”. E ce la faremo.
Dimenticavo un’altra ovvietà: il COVID non è debellato, circola ancora in mezzo a noi.
In questi mesi, in attesa del vaccino, non dimentichiamolo mai.

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