Parliamo di cose concrete!

di Andrea Iannamorelli

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#37 - 06/07/2020
Autore: Andrea Iannamorelli

Senza l'Europa non andiamo da nessuna parte

Ho la sensazione che (l’enfatico) “nulla sarà come prima” sia stato già archiviato. Passato nel dimenticatoio, quasi come il brutto ricordo di momenti difficili. Nonostante il virus sia ancora in circolazione, nonostante non siano ancora disponibili né terapie, né vaccini.
Domenica pomeriggio, in spiaggia, una signora anziana a mia moglie, medico in pensione, che da medico le diceva l’importanza di vaccinarsi, in autunno, contro i rischi delle ordinarie influenze stagionali, in assenza di uno specifico rimedio anti-COVID, ha risposto “i ne me vaccine manche morta”. E alla domanda di mia moglie: “Perché?”, la risposta è stata: “ne me so ma vaccinata, picchè l’essa fa mo’? Qua nen’emma avuto niente”. Eravamo a Silvi Marina. Capito?
I No-Vax, infatti, stanno riemergendo. Il povero Speranza si è dovuto sopportare già attacchi incivili ed ingiustificati soltanto per aver annunciato che, nella sua veste istituzionale, si è preoccupato di far inserire l’Italia nell’accordo internazionale che dovrebbe assicurarci, quando sarà, l’approvvigionamento dei vaccini.
In vista delle elezioni di settembre (regionali e quant’altro), invece di mettere a punto il programma di utilizzazione dei fondi europei che di qui a qualche settimana potremo (e dovremo) utilizzare (queste sì che sono le condizionalità di cui a vanvera si sparla, quando si fa finta di discutere l’accesso a meno al MES), invece di stabilire il da farsi, il come, il dove, il quando, ci si diletta a vedere..se Di Maio sostituirà Conte e se chi sta con chi o con altri…insomma si predilige il “gioco della torre” che oramai caratterizza, da circa un ventennio, la storia delle Istituzioni nazionali (altro che “nulla sarà come prima”; è tutto come prima della pandemia di cui ora non vogliamo più parlare né vogliamo ricordare).
Questo in Italia. E mi auguro di essere clamorosamente smentito, perché amo questo Paese e amo il tempo che ancora mi è dato di vivere.
In Europa, invece, ho la sensazione che le cose stiano cambiando davvero. Personalmente invito, chi mi legge con sistematicità, a verificare quello che ora sto per dire. A proposito dei possibili cambiamenti determinati dalla pandemia, avevo preconizzato (nell’edizione del 29 aprile scorso) il bisogno del cambiamento dell’U.E. E ora, con l’avvento della presidenza Merkel al Consiglio europeo si presenta l’occasione per avviare un processo storico davvero nuovo, capace di obbligarci ad essere diversi da quello che siamo (altro che spettri di condizionalità che i sovranisti agitano nella speranza di far saltare banco, cioè il possibile accordo, per rimettere in moto un processo complessivo, sociale ed economico buono per farci uscire dal tunnel nel quale la pandemia ci ha cacciati e tutelarci rispetto ad ipotesi peggiori di ripresa, che dobbiamo scongiurare).
Era il terribile 2008, quando alla Merkel toccò di svolgere già un “suo” semestre di presidenza del Consiglio. E allora raccolse la bocciatura di francesi ed olandesi della Costituzione del 2005 trasformandola in un nuovo e significativo patto che dette vita ad al trattato di Lisbona che all’epoca (nessuno se ne accorse) rimise in galleggiamento un’idea di Unione che aggi arriva all’ipotesi di incominciare a considerare i problemi (sociali e di sviluppo economico) nazionali, comunitari, al riparo dai rischi che dovettero pagare i greci che per uscire dal default nel quale si erano cacciati hanno dovuto sottostare, fino a due anni or sono, al controllo della “troika”.
Ora arrivano le risorse finanziarie per rimettere in piedi un sistema sanitario messo in crisi dalla pandemia ed un sistema produttivo (economico e finanziario) capace di ridare slancio e occupazione a chi ne ha più bisogno. Certamente non sono donazioni a fondo perduto, ci mancherebbe, si tratta di “mutui” a condizioni di restituzione che costano poco più dello 0,1% e comunque non discriminanti, rispetto a chi, come noi, ha un debito pubblico esorbitante e (nel passato) condizionante.
Il problema, già ho avuto modo di dirlo, è di spendere e spendere bene questi 170Miliardi circa che potremmo portare a casa. Ma questo dipende soltanto da noi.
Una cosa è certa: senza l’Europa (questo modello d’Europa, nel quale mi piace di credere) non andiamo da nessuna parte. Chiunque dovesse stare a Palazzo Chigi.

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